Referendum/2. Prove di stato autoritario
E’ vero che le questioni poste dal referendum sono complesse e delicate. Ma a questo punto, e grazie al dibattito promosso da pochi mezzi di informazione e da molte associazioni veicolate soprattutto da Internet, i suoi termini sono chiari e documentati. Ne segnaliamo solo alcuni. Eminenti esponenti della comunità medica e scientifica hanno più volte e in più sedi dimostrato che la legge 40:
proibisce la ricerca scientifica sulle cellule staminali, ossia la strada finora più promettente per la sconfitta di malattie gravissime come il morbo di Parkinson e quello di Alzhaimer, il cancro, il diabete, la sclerosi;
toglie il diritto alle coppie di cittadini che sono sterili o che hanno malattie ereditarie di avere figli sicuramente sani;
obbliga a fecondare un numero massimo di tre ovuli e ne impone l’impianto, e vietando di congelare altri embrioni (embrioni soprannumerari), in caso di insuccesso dell’impianto, si obbliga la donna a sottoporsi a una nuova, difficile e dolorosa trafila per ottenere altri embrioni;
impedisce di controllare se gli embrioni impiantati sono sani o malati. Tanto la donna potrà poi abortire. Cosa peraltro non proprio scontata: con una legge che tutela più l’embrione che il feto, un eventuale fallimento dei referendum aprirebbe la strada a un attacco radicale alle norme sull’aborto (dichiarazioni del ministro Gasparri, 25 maggio);
impone infine un’etica per cui il concepito è già persona con gli stessi diritti e la stessa tutela giuridica della madre.
In nome dei malati, in nome delle coppie sterili, in nome di tutte le donne, viste ancora come semplici soggetti passivi, la chiesa cattolica vuole imporre un suo particolare punto di vista.
“Oggi ci troviamo su un crinale molto sottile, in bilico tra Stato democratico e Stato etico, tra libertà e autoritarismo. Per uscire da questa difficile situazione non ci si può più affidare alla sola libertà di coscienza dei parlamentari”, scrive Stefano Rodotà (la Repubblica, 28 maggio). Ecco un’altra sostanziale ragione per partecipare ai referendum.
(Oscar Itzcovich)