Elezioni. E Catania diventa capitale virtuale

Siamo in tanti a dover chiedere scusa a Catania, ai suoi cittadini, alle sue istituzioni, per avere fino a ieri sottovalutato, non proprio ignorato, l’importanza geo-politica della piccola Milano sicula, come la città si autodefiniva vezzosamente un tempo. Ma chi s’immaginava che quella dimensione fosse ormai superata e Catania marciasse verso un progressivo destino di capitale virtuale, nell’Italia del terzo millennio?


E’ stata Rai Uno a mostrarci, con educativa insistenza, attraverso Tg e talk-show, da Minum a Vespa, la nuova gerarchia dei valori metropolitani.
Per due giorni di fila, il 16 e il 17 maggio, i vari telegiornali hanno aperto il notiziario con i risultati delle elezioni in quel Comune, l’unico dove il centrodestra è stato confermato alla guida, dopo mesi di batoste elettorali culminate con l’umiliante punteggio di 12 a 2 nelle Regionali. E se non bastasse anche la puntata di Porta a Porta, officiante il solito ciambellano di corte, è stata dedicata al voto nel capoluogo etneo.
Ora non si dica, per carità, che il rilievo, davvero straordinario, riservato dalla rete ammiraglia a questo risultato “controcorrente”, doveva servire a bilanciare tante ripetute sconfitte (peraltro coperte da rispettoso riserbo). Sarebbe ridicolo, una trovata utile per ingannare solo in gonzi. Che sono sempre meno. La vera ragione di tanto ardore giornalistico sta forse nei risvolti curiosi, folcloristici che insaporivano la notizia: a cominciare dalla figura del sindaco Scapagnini, medico in fama di alchimista o mago, capace di risollevare non solo il crine smorto del suo capo, ma anche barche politiche sfasciate. Insomma un personaggio da rotocalco, come si diceva una volta.
Il guaio, per lui, è che poi davanti ai microfoni parla e non trova di meglio che ringraziare i suoi elettori, “i soli catanesi intelligenti”, diversi da quelli (la metà o quasi) “che seguono gli ordini di scuderia”. Uno stile da fare invidia al suo capo, il quale con la solita modestia ha solo ricordato che essendo “sceso in campo a Catania la vittoria era immancabile”. Sono sketch che la tv non può perdere.
(Camillo Arcuri)