Regionali. Sui manifesti il test delle scritte spontanee

All’inizio consideravo i manifesti elettorali che i candidati affiggono in anticipo sulla campagna, come un’esibizione di potenza economica. Chi ha i soldi per tappezzare la città di proprie fotografie, pensavo, è sicuramente dotato di grandi risorse economiche: può permettersi una spesa supplementare che altri candidati non possono nemmeno sognarsi.


Stimolato dall’articolo di Vittorio Coletti su Repubblica del 6 Febbraio (“Pubblicità & Politica: la gara dei manifesti”) ho preso in considerazione solo le scritte ed i segni che la gente ha apposto su tali manifesti. Basta girare a piedi per le strade di Genova, per constatare che i faccioni sui poster elettorali attirano una vasta e critica partecipazione della gente. Un tempo, quando usavano i “santini”, non si vedeva la reazione suscitata nei destinatari del messaggio elettorale.
In Viale Caviglia sul poster di Biasotti, sotto la frase “Il presidente per la Liguria” qualcuno ha scritto con un grosso pennarello nero: “E’ FALSO” e siccome accanto c’é un altro poster esattamente identico, il disturbatore ha scritto “NON E’ VERO”. In Via Bertani c’é una riga di poster di Moro: su quelli più bassi una mano ignota ha cerchiato di nero gli occhi del candidato, tanto da farlo sembrare lo zio Fester della Famiglia Addams. In Corso Solferino, sul muro che recinge Villa Gruber, su un manifesto di Gadolla (in cui il candidato appare con aria rilassata e camicia verde) qualcuno ha disegnato la foglia a cinque punte della Cannabis sativa. In Piazza Marsala, su un poster che ritrae Rosso, una mano anonima ha scritto “KE TENERO” (forse riferendosi al fatto che il candidato regge in mano una carta geografica della Liguria). In Via Burlando sul volto di Paladini qualcuno ha dipinto di nero alcuni denti della sua bocca, sfigurandone il simpatico faccione. In Via Pozzo sul capo di Fallabrini è stata spruzzata vernice bianca e schiumosa, come a voler rappresentare una parrucca; in tal modo, però, il candidato assume l’aria dell’inventore che sparò l’auto nel futuro in un famoso film di Zemeckis. In Via Colombo sul volto del candidato Ottolia sono stati appiccicati due chewing-gum masticati “a punta” esattamente sugli occhiali. L’effetto sull’osservatore è più efficace della foto.
Ho visto anche manifesti ripetutamente strappati, in segno di evidente disapprovazione. Ma in genere gli interventi sono sempre di tipo bonario. Nessuno però compie l’intromissione in favore del candidato. Nessuno che ponga una semplice domanda sui faccioni dei poster: “Cosa farai se perdi le elezioni?”. A me sembrerebbe una domanda legittima, visto che nessuno si è mai espresso in tal senso.
(Rinaldo Luccardini)