Lavoro. Parola d’ordine intimidire
Che aria respiriamo? Nessun riferimento alle polveri sottili che insieme al benzene e altri gas tossici avvelenano giorno dopo giorno. Preoccupano non meno certi veleni di diversa e insidiosa natura, che stanno minando nel profondo il corpo sociale.
I sintomi del morbo sono tanti e le cronache ce ne segnalano abbastanza puntualmente il crescendo. L’ultimo caso allarmante viene dal porto di Genova, un tempo luogo al riparo da rischi del genere e oggi teatro di un episodio che ha dell’incredibile: due lavoratori colpiti con misure (sospensione e multa), in quanto “rei” di avere rivelato la presenza di cromo esavalente (sostanza cancerogena) nei 280 container abbandonati da tre anni su una banchina di Sampierdarena.
Attenzione, però, nessuno sembra intenzionato a verificare se sia lecito o censurabile il comportamento del terminalista che per tutto quel tempo ha imitato le scimmiette del non vedo, non sento, non parlo; nessuno si domanda se tra gli obblighi del concessionario di un’area pubblica, come quella occupata dal Genoa Metal Terminal, ci sia il dovere di tutelare l’ambiente di lavoro e le persone dalla presenza di sostanze tossico-nocive. Sembrano solo domande retoriche ormai superate. Ed è proprio questa sensazione di “deregulation”, di impunità da tempo nell’aria, che solo può spiegare la reazione inaudita del terminalista, la sua scelta di punire –colpirne uno per educarne cento– chi ha osato richiamarsi al diritto, in questo caso alla legittima difesa della salute, propria e altrui.
La notizia della sanzione ai portuali fa il paio con quella dei due ferrovieri licenziati in tronco per essersi lasciati intervistare in una trasmissione Rai-Tv sul disservizio dei treni in Liguria. E si collega allo stillicidio dei piccoli e grandi soprusi, delle continue intimidazioni che si consumano nei luoghi di lavoro, dove le stesse difese sindacali sono in difficoltà di fronte alla ripresa di un’offensiva violenta, arrogante, di vecchia marca padronale. Non basta che la cronaca dia puntualmente conto degli scandali; la reale portata del fenomeno rischia di sfuggire se i fatti vengono presi isolatamente e non se ne coglie la matrice comune che viene da lontano, dall’assalto alle regole della convivenza civile. E’ il caso di ricordare ancora la scandalosa campagna di delegittimazione della magistratura, le leggi ad personam per il cavaliere e soci?
(Camillo Arcuri)