Calcionotizie. Mai dire che Palermo è città di mafia
Non molti, tra gli stessi aficionados del mondo del pallone, sapevano chi fosse Josè Mourinho, fino a quando l’allenatore di nazionalità portoghese che sta portando il Chelsea ai massimi livelli del campionato inglese, non ha innescato un curioso incidente di natura diplomatica.
Alla vigilia della trasferta di Coppa campioni a Oporto, piazza da lui tradita per la ricca offerta del magnate russo di Londra, l’ambito trainer ha ammesso di dovere affrontare grosse difficoltà se non veri rischi: “Avrei bisogno di quattro guardie del corpo come per recarmi in una città pericolosa tipo Palermo…”
Non l’avesse mai detto: contro di lui si sono scagliati, come un sol uomo, presidente della regione, sindaco, parlamentari, non di Barcellona, offesi nel loro amor proprio di catalani, ma di Palermo. E che… siamo forse noi –protestano– la capitale della mafia, la nostra è città pericolosa, dove si spara e si ammazza per le strade, dove occorre andare scortati? Ma quando mai… Cose vecchie sono, ingigantite dai film e dai libri dei soliti comunisti. Poco importa che alcuni paladini della sicula dignità ferita siano uomini pubblici a suo tempo o tuttora indagati per aderenze mafiose; tanto hanno detto e fatto che alla fine Mourinho ha chiesto scusa, con una lettera a Carlo Vizzini, senatore di Forza Italia. Si sarà davvero pentito di una battuta verbale, o avrà avuto timore di ricevere la visita di qualche picciotto?
Non ultimo particolare curioso della paradossale storiella è l’asetticità della stampa sportiva non solo in questa circostanza. Nessun resoconto dell’episodio lasciava trapelare la benché minima osservazione, magari ironica: il tutto è stato trattato, anche dai giornali più attenti, unicamente per gli aspetti interni al gioco del pallone, escluso qualsiasi riferimento al mondo esterno. Olimpia è un pianeta a sé? Si tratta di una sorta di regola o filosofia che l’informazione di settore tende ad affermare, forse nell’illusione di tenersi fuori dai guai generali. Ma siamo seri: come può il calcio considerarsi zona franca, giardino incontaminato dai veleni della politica, quando al vertice della Lega c’è, e si batte per restarci, il fiduciario di colui che è capo del governo e contemporaneamente padrone delle tv italiane?
(Camillo Arcuri)