Val di Vara. I corzetti glocal del signor Picetti
La strada che da Sestri Levante si inerpica sull’Appennino è un’immersione progressiva nell’armonia della Val di Vara. Non si può non rimanere incantati di fronte al lavoro incessante che per secoli ha agito su versanti e boschi modellandoli in forme funzionali alla sopravvivenza dell’uomo.
Con questa disposizione dell’animo serena e benevola, con l’odore della legna bruciata ancora nelle narici, mi accingo ad entrare nel garage laboratorio del signor Picetti, artigiano per passione, per filmare il suo lavoro, la creazione di uno stampo in legno per corzetti, un tipo di pasta diffusa nel levante ligure.
Picetti è socievole ma parla poco, con lunghe pause, e spesso risponde alle mie domande dirette con locuzioni perspicue ma di cui capisco dopo il nesso logico. Sa che mi interessa quello che fa, e si scopre poco a poco.
Appena presa familiarità col suo garage-laboratorio, odoroso di cera e vernici, lo seguo nel retro e dopo un paio di colpi di serratura mi si dischiude la sua fornitissima cantina: “Mi piace farmelo da solo, il vino”. Dopo si mette a lavoro, metodico e veloce. Mi guardo intorno, mentre lui procede per nulla intimidito dalla telecamera, vedo occhieggiare una busta di cui già in precedenza avevo scorto il contenuto, gli chiedo di aprirmela. E’ la sua rassegna stampa, mi passano davanti fogli di riviste di cucina, il Giornale, un paio di riviste straniere. Una in giapponese.
Picetti è lieto dell’attenzione riservata dalla stampa, è consapevole del valore del suo operato. Nessuno faceva più i corzetti, a Varese Ligure, fino a quando, arrivato alla pensione, passò dalla direzione di una banca al tornio per il legno. “ Se i corzetti esistono ancora e sono famosi, un po’ il merito è anche mio”. Picetti, chino sulla sgorbia da intaglio e con la fronte imperlata dal sudore, sa che quello che sta producendo non è un prodotto di artigianato, bensì un prodotto culturale. Ne è perfettamente consapevole.
Gli chiedo chi compra i suoi stampi, la risposta comprende valligiani affezionati, come quello che se ne fa fare uno diverso ogni anno, turisti di passaggio, persino i docenti ed i ragazzi dell’università di Nottingham, che ogni anno organizza un campo di studio nel borgo. “Un giorno è arrivato a chiedermi uno stampo un ragazzo di Sestri Levante”, racconta, “lo aveva mandato la sua fidanzata, perché gliene comprasse uno. Fin qui nulla di strano. Se non fosse che la ragazza era giapponese, abitava a San Francisco, ed aveva letto su una rivista della mia esistenza”. Sorride divertito, Picetti, mentre racconta. Probabilmente un po’ lo stupisce che la sua opera di valorizzazione della cultura locale veleggi spedita nella rete globale. Mi allontano dal suo garage che sa di resina e cera lasciandolo mentre gioca a carte con un amico. Ho il suo stampo glocal ed una bottiglia del suo vino sottobraccio.
(Eleana Marullo)