Elezioni – Lo Stato della scuola

“Somari e sconnessi”, così titolava il Corriere della Sera del 22 marzo. Traendo spunto dai nuovi dati de “La cultura degli italiani” di Tullio De Mauro, secondo cui il 70% degli italiani pare sia pressochè analfabeta, ovvero fatica a comprendere i testi, non legge niente, nemmeno i giornali, Giovanni Sartori afferma che per la politica ciò costituisce un ensemble travolgente o facile da travolgere: homo videns e zappiens, esagerando un po’.


Al di là delle fazioni, noi cittadini ci dovremmo preoccupare se l’amministrazione Obama vince sulla sanità, investe enormemente nelle politiche educative, mentre il nostro Stato taglia sull’istruzione, bene incommensurabile per il futuro e l’evoluzione del Paese. Molti errori sono stati commessi da governi diversi, una riforma della scuola e dell’università erano necessarie per dotare i nostri ragazzi di strumenti e competenze adeguati ai loro coetanei globali. D’ora in poi si risparmierà sui docenti e sulle ore d’insegnamento, ma non si propone di reinvestire nell’istruzione medesima, si fa confusione tra educazione e formazione, se pur corretto l’orientamento rispetto al lavoro, troppi liceali e pochi tecnici.
Un sistema scolastico centralizzato e uniforme ha però spaccato in due l’Italia: il NordEst con Trento e Bolzano che brillano al vertice delle classifiche mondiali e il Sud e le isole che crollano, secondo i dati Ocse-Pisa circa le competenze dei quindicenni in lingua, matematica e scienze. Si parla di quasi un milione di insegnanti, compresi i precari, che spariranno senza rinnovare il corpo docente, con rapporto di 1 ogni 10 alunni: come può essere, visto che si lamentano classi numerose? Solidarietà agli insegnanti, sempre più vecchi e che lavorano spesso in trincea. Perché però solo il 6% ritiene le tecnologie informatiche “un supporto insostituibile”? (studio Fondazione Agnelli, 24/2/2010).
Investiamo in Istruzione il 3,5% del Pil, contro la media Ocse del 3,8, ma la nostra spesa annua per studente è di 7.716 dollari per la primaria (media Ocse 6.437) e 8.495 dollari per la secondaria (media Ocse 8.006) con risultati fortemente disomogenei tra regioni. In mancanza di azioni perequative il sistema educativo andrà incontro al disastro se si baderà solo al contenimento della spesa e non a migliorare i risultati di apprendimento, controllando la dispersione scolastica. La scuola italiana fallisce come canale di promozione sociale, eppure fra i migliori spiccano i figli degli immigrati.
Perciò se il Trentino vanta livelli di efficacia, ma non di equità e se la Puglia, pur efficiente ed equa, mostra bassa qualità di competenze, lo Stato dovrebbe farsi carico delle situazioni di svantaggio, fornendo risorse aggiuntive per garantire a tutti le stesse opportunità. Per la riforma del Titolo V, che già prevede interventi sull’istruzione, le Regioni contribuiscono come possono. Sanità permettendo.
Su tredici regioni secondo risultati Pisa (Programme for International Student Assessment), la Liguria risultava settima per efficacia, quinta per efficienza e nona per equità. Guadagna posizioni grazie alla nuova legge sul diritto allo studio, che ha visto impegnate risorse per circa 17 milioni di euro, l’85% in più rispetto al passato. Aumentate le case per gli studenti, finanziati per la prima volta assegni e buoni-libro per alunni meritevoli e svantaggiati, mentre le borse di studio dalle 2.400 del 2005, alle 4.107 di quest’anno, sono pari al 100% delle domande presentate.
Da sottolineare il progetto-legge “ master and back”, modello per l’Italia proposto dal giovane segretario PD, che sostiene lo studio all’estero con un percorso di rientro nel mercato del lavoro ligure. Si è investito sulla ricerca, vedi l’IIT con 400 giovani ricercatori. Si è intervenuto su scuole a rischio chiusura, come la scuola Gioiosa di Bavari, però si è pasticciato sugli accorpamenti, vedi la Boccanegra di Genova, che ha dovuto ricorrere al Tar.
(Bianca Vergati.)