Appelli Rai. Pena di morte e suicidi in carcere
Premetto di essere contro la pena di morte e contro la tortura e, per questo motivo, rifiuto ogni sorta di strumentalizzazione e banalizzazione del grave problema, caratteristiche, a mio parere, insite nelle campagne condotta da Aldo Forbice in “Zapping”, programma serale che va in onda alle 20 su radiorai.
Il giornalista, della scuola dei conduttori che hanno scarsa considerazione per l’interlocutore non funzionale alla tesi da lui proposta, ha raccolto prima firme contro la pena di morte e attualmente contro la tortura, iniquità purtroppo ancora prevista e vigente negli ordinamenti legislativi di alcuni paesi extra europei e non solo. Ma questa campagna evita accuratamente ogni accenno a Guantanamo (abolizione dei diritti civili garantiti dai trattati internazionali nel completo silenzio degli organi d’informazione), Abu Ghraib e alla realtà di fatto del sistema penitenziario nel nostro paese.
Informazione corretta vorrebbe che contestualmente alla promozione di appelli per necessarie riforme dei sistemi penitenziari e legislativi in altri stati, la RAI fornisse un’adeguate informativa sul sistema carcerario, sugli abusi e sui “suicidi di stato” che avvengono con troppa frequenza nelle carceri italiane per un concorso di cause che sarebbe bene approfondire.
Per richiamare l’attenzione degli ascoltatori, sensibilizzarli e, conseguentemente, indurre a inderogabili riforme e provvedimenti chi ci governa, basterebbe leggere periodicamente un bollettino dei suicidi avvenuti nelle nostre carceri, precisando, per ogni “esecuzione”, nome, cognome, età, provenienza e data di arresto del suicida.
Ma alcuni agiografi del potere di turno, che offuscano e avviliscono le professionalità presenti in RAI ed il ruolo istituzionale dell’emittente, preferiscono distrarre, sia alla radio che alla televisione, gli ascoltatori facendo leva sull’emotività, sull’immagine, sull’elusione dei veri problemi.
(Vittorio Flick)