Scuola – Qualcuno salvi la geografia

Il sito dell’associazione italiana degli insegnanti di geografia (http://www.aiig.it), ha raccolto in pochi giorni migliaia di firme per difendere la geografia come ” tra i saperi assolutamente irrinunciabili”. Perché un tale appello? Perché la riforma Gelmini stabilisce che gli studenti delle superiori debbano trascorrere meno tempo a scuola, riducendo le ore di alcune materie. Prima fra tutte la geografia, che sarà quasi cancellata dagli istituti tecnici e professionali, mentre ai licei se ne farà un’ora sola. Complimenti. Forse si ha l’impressione che i ragazzi a scuola scaldino il banco, sempre meglio che vederli piantati davanti a facebook e playstation. Potremmo invece sperare che scorrazzino su google maps, o google earth per vedere dove stanno i loro coetanei iraniani che manifestano contro il regime, o dove sarà il tour del loro cantante preferito, così magari impareranno un po’ di geografia.


In trent’anni siamo passati dal memorizzare gli affluenti del Po al conoscere a stento le capitali del mondo. Li aiuterà Ryanair quando dovranno prendere un aereo o acchiappare un metrò nel verso giusto. Forse non si chiederanno più i nostri ragazzi come mai gli stessi tratti somatici li trovi in Siberia e presso gli indiani d’America e sarà una fuffa lo stretto di Bering nella storia delle antiche migrazioni. Certo sono domande a cui si sopravvive se non si ha la risposta, ma almeno conoscere la natura degli uomini: giramondo, scopritori, geniali, razziatori. E soprattutto curiosi. Siamo arrivati fin qui nel bene e nel male, girando il globo, diffondendo la fusione del ferro e del rame, l’arte e la scienza, guardando le stelle per tornare a casa, per arrivare alla luna.
La geografia non si esaurisce nei numeri, ma per suo tramite si parla di geopolitica e di economia del mondo antico e contemporaneo: la posizione dell’Italia e dell’Europa, le prospettive di sviluppo-non sviluppo dell’Africa, la nuova potente Cindia. I ragazzi potrebbero capire le cause e le conseguenze dei movimenti dei popoli, che si spostano verso il nord del mondo afflitti sì dalle guerre, ma anche per la povertà delle loro terre inaridite.
Collegando magari la conoscenza di un luogo ai suoi abitanti, alla sua religione, ai suoi costumi, si può arrivare a capire le abitudini del compagno straniero che hai in classe. La geografia può valere da introduzione allo studio delle specificità delle culture, delle religioni per arrivare ad un rispetto reciproco, ad una educazione civica globale, nella multiculturalità che i ragazzi già percepiscono fuori dalla scuola con un McDonald, un velo islamico o un involtino primavera. A indignare e spaventare sono la diversità, l’originalità, l’imprevisto, tutto ciò che distrae da certezze sedimentate, non la conoscenza. Per i nostri giovani che vivono in rete abitualmente, che fanno esperienza all’estero per la lingua, il master, le vacanze, sarà vitale sapere delle problematiche sociali ed ambientali planetarie. Ai tempi della globalizzazione, spesso un lavoro o un’opportunità possono arrivare da lontano: meglio saper girare il mondo con un po’ di geografia in testa, sale del s apere, una dote che non brilla presso i ministri della P.I. e non solo a quelli.
(Bianca Vergati)