Società – Si prega di lasciar sedere i giovanissimi
Salgo su un autobus in orario non di punta. Pochi passeggeri, quasi tutti seduti.
Solo un sedile appare libero, davanti a una giovane donna – non avrà trent’anni, tipo sportivo – che accomodata in uno dei vis-à-vis sgrida il figlio: l’esuberante ragazzino, di circa 6 o 7 anni, invece di starsene buono di fronte a lei saltella vivace qua e là, incurante degli inviti a risedersi al suo posto, che resta vuoto. Così mi ci siedo io, uomo di 56 anni.
A questo punto la mamma rincara i rimproveri: “Ecco, hai visto?! Non hai voluto ubbidirmi ed ora ci si è seduto il signore. Ben ti sta, stupido!”.
Ma subito dopo, in un sussulto di materne cure, aggiunge: “Dai, vieni, ti lascio il posto io”. Si alza e finalmente il bimbo, calmato e mortificato, si siede in faccia a me, dov’era la mamma che ora in piedi continua la ramanzina.
Resto allibito (e ovviamente seduto). Non mi permetto di dire nulla: ciascuno educhi i propri figli come meglio crede.
Ma ne approfitto per proporre una riflessione su un fenomeno sempre più diffuso – di cui l’episodio narrato non è che un caso limite – alimentato da un’informazione non scritta, ma costituita come spesso avviene dall’esempio, in questa circostanza perverso e da tenere attentamente sotto osservazione, com’è nelle corde di OLI.
Da qualche anno sui bus è invalso l’uso di far sedere i piccoli e, se non vi son posti a sufficienza, genitori o nonni se ne restano in piedi, senza curarsi per giunta se vi siano altre persone anziane o in difficoltà.
Dietro l’apparente attenzione all’infanzia a costo di sacrificar se stessi, si compie in realtà una prassi diseducativa nei confronti di persone che, se molto piccole, possono benissimo star sedute in braccio agli adulti e, se un po’ più grandicelle e sane, possono benissimo starsene in piedi. Se il mezzo è affollato e sobbalza, meglio imparare al più presto sulla propria pelle da un lato a convivere con gli altri anche nel disagio condividendolo, dall’altro a tenersi e a non cadere, cosa che può essere scomoda ma di certo non impossibile quando si è in buona salute, pieni di vitalità e di energie.
Il messaggio veicolato a questi bambini da tale atteggiamento iperprotettivo – insieme a tante altre situazioni – è alquanto inquietante per gli esiti che può avere nella loro formazione di cittadini, sempre più inclini a considerarsi al centro dell’attenzione, a ritenere che tutto sia loro dovuto in nome di una malintesa libertà che è quella di fare i propri comodi incuranti delle esigenze altrui. Senza dar loro la possibilità di cominciare a maturare fin dalla più tenera età la consapevolezza di esser parte di una comunità nella quale l’esercizio dei propri diritti comporta responsabilità e doveri nei confronti degli altri e dei loro diritti.
Così comodamente abituati, quando mai cominceranno ad alzarsi per cedere il posto non dico agli anziani, ma ai loro piccoli figli?
(Ferdinando Bonora)