Politica – La cancellazione dell’autunno caldo

13 dicembre, tardo pomeriggio: presentazione del libro di Chiara Ingrao “Dita di dama” nell’auditorium della ex Manifattura Tabacchi di Sestri Ponente, organizzata dalla Associazione Franco Sartori. E’ un romanzo sul 1969, sull’autunno caldo. Protagonista una operaia della Voxson. Lo leggeremo, il libro. Per ora ci sono state le parole di Chiara Ingrao, accolte con emozione e gratitudine da una sala affollata. Trascrivo quelle che sono rimaste nei miei appunti.
“… La storia dovrebbe raccontare i nostri legami profondi, quelli che ci hanno emozionato. Invece non lo fa. Oggi il racconto degli anni ’70 è solo quello degli anni di piombo. Tutto il resto della storia è stato cancellato. Dalla nauseante proliferazione delle rievocazioni del 1968 si è passati direttamente a Piazza Fontana.


Totalmente saltato il 1969. Il revisionismo sugli anni ’70 non viene contrastato da nessuno, per l’ansia di prendere le distanze, di non essere confusi con i terroristi. Ma questo è un messaggio di disperazione per i giovani, è dire: mettersi insieme porta alla violenza. Invece bisogna ripensare alle parole di vita degli anni ’70, al circolo virtuoso che ci fu tra formazione della identità collettiva e formazione dell’io, delle individualità. Io ero una giovane sindacalista, nel romanzo c’è la mia storia di formazione. Questo è il problema dell’oggi. La costruzione della identità ora è questione più complessa, il messaggio è: costruisciti l’identità fuor i dal lavoro. Ma non dobbiamo considerare “buttata via” la tanta parte di tempo che nel lavoro passiamo. Anche se sei precario. Il fatto è che nessuno studia più il lavoro. Nessuno fa col lavoro quello che Saviano fa con la camorra. Oggi non c’è più una ricerca. Il problema non è solo la precarietà, è l’invisibilità sociale. Le persone che lavorano non hanno mai un volto. 1970 – 1981: è stato il decennio delle riforme. E c’era un conflitto molto forte, ma il conflitto è creativo, il conflitto non è la rissa che vediamo oggi. Nello stesso decennio in cui c’è stata, col terrorismo, la negazione della democrazia, c’è stato il più grande esperimento di democrazia diffusa, e i leader nascevano spontaneamente. Questo riguarda la nostra concezione della democrazia: finché inseguiamo “il leader migliore” non ci salviamo. Una nazione che vuole avere grandi atleti manda tantissimi ragazzini in palestra. Oggi invece c’è l’occupazione abusiva, da parte di una generazione di vecchi, di spazi di potere e di denaro. Mentre non adempiamo al ruolo che dovremmo avere di testimoni del nostro tempo. Certo, per fare questo dovremmo avere il coraggio di dire che siamo stati sconfitti.
E poi oggi mancano gli intellettuali. E c’è la scomparsa della generosità: premiando egocentrismo e ambizione sono usciti fuori i mediocri. E guadagniamo troppo.
Ma abbiamo avuto la generazione che nel 2001 era scesa in campo per questioni enormi, e ora l’identità della manifestazione del NBday, e se in una scuola c’è una insegnante che lavora bene, da parte delle ragazze viene fuori una grande passione …”
Susanna Camusso, segretaria nazionale della Cgil, doveva concludere l’incontro. Se fosse venuta, sarebbero venuti anche i sindacalisti della locale Cgil. Ma non è venuta …
(Paola Pierantoni)