25 Aprile – La “Casa dello Studente” non fa spot
La Casa dello Studente di Corso Gastaldi: forse non tutti sanno che fu luogo di prigionia e di tortura di studenti, operai, preti, ebrei. Poco tempo fa un restauro – l’abbattimento di un muro – fece scoprire una galleria sconosciuta. Non fu data molta importanza alla scoperta finché qualche volontario dell’Associazione partigiani ha deciso di farla conoscere agli scolari delle vicine scuole. Quest’anno alunni di quinta elementare e terza media sono scesi in quel tunnel, condotti da pochi audaci insegnanti, amanti della storia e della verità.
potevano stare ammassati, stretti, in piedi soltanto, come i fenicotteri sull’acqua. Aspettando il loro destino: per molti un treno piombato o la fucilazione. In silenzio i ragazzi son sfilati davanti ai murales tratti dalle lettere dei condannati. Muti hanno riconosciuto i nomi di alcuni di loro attribuiti alle strade che percorrono quotidianamente. Hanno letto del giovane sacerdote danese che raccomandava ai genitori di adottare un bimbo tedesco, dello studente triestino di Economia, vent’anni, che chiedeva scusa alla famiglia per averli delusi; torturati lì, nella Casa, e fucilati. Studenti venuti a Genova per un futuro, che invece vi avevano trovato la morte.
Ma si deve guardare avanti, come si è fatto martedì 5 maggio, presentando presso un’altra Casa dello Studente, all’Aquila, i “Giochi del Mediterraneo”, una manifestazione sportiva che soli gli addetti ai lavori conoscono, gare di atletica per giovani che provengono anche dai Paesi più sfortunati di quell’angolo di mondo che sta giusto sotto lo stivale. Non sono la Champions questi Giochi, non attirano soldi, ma quest’anno si è dato loro più pubblicità perché c’è stato il terremoto. Tutto fa spot e agli eventi, grandi o piccoli che siano, si dà visibilità solo se c’è un ritorno mediatico, altrimenti è silenzio.
Proprio come per le celle segrete della Casa dello Studente a Genova, ignorate da autorità e partiti; forse perché evento organizzato da qualcuno che dà il suo aiuto nel volontariato, serve alla mensa dei poveri ma non ha tessere. Ignorate anche dal Municipio del Medio Levante (è di centro destra) di cui la Casa dello Studente fa parte. I pochi membri presenti solo a titolo personale. Cosa importa se a dare una mano si era mosso un tal Giacomo Gastaldi, che però proprio quella mattina non era riuscito a venire a salutare i ragazzi – non stava bene – e due giorni dopo la visita delle scolaresche se n’è andato per sempre per unirsi forse al comandante Bisagno, suo fratello Aldo Gastaldi.
(Bianca Vergati)