Cultura – Biblioteca civica ma non pubblica

Nelle ultime settimane a Savona si è parlato molto di cultura, in particolare per due eventi: l’esposizione al Priamar del quadro di Filippo Panseca raffigurante Berlusconi e la Carfagna desnudi (La Repubblica 19 aprile ’09) e – decisamente più interessante – le dichiarazioni sulla stampa locale dell’assessore Molteni e del sindaco sul lavoro svolto dalla amministrazione appunto in ambito culturale (La Stampa 19 aprile ’09). Va riconosciuto: a Savona la giunta Berruti ha investito nella cultura riuscendo a muovere le acque stagnanti della vita locale: basti pensare alle rassegne estive, alla vitalità della pinacoteca civica, ai molteplici incontri, presentazioni e mostre proposti.


C’è però un settore in cui l’attuale amministrazione ha dimostrato una inspiegabile insensibilità: la biblioteca. Savona – al contrario della quasi totalità dei capoluoghi di provincia italiani – non possiede ancora una biblioteca moderna, accessibile, a scaffale aperto, cap ace anch’essa di promuovere iniziative; una biblioteca operante nello spirito della public library, vale a dire una struttura emanazione della comunità locale, al servizio di tutti i cittadini. E sembra di capire che l’amministrazione – a parte qualche timida proposta, qualche dichiarazione sospettosamente elettoralistica – neppure abbia intenzione di provvedervi. Nessuno pretende una biblioteca come la “S. Giovanni” di Pesaro o la “Renato Fucini” di Empoli, ma quella che c’è con 150.000 libri totalmente a scaffale chiuso, senza una vera sala periodici, senza una sala multimediale, con il catalogo solo parzialmente informatizzato, abbarbicata su un cocuzzolo dove si accede solo percorrendo una strada privata con il cui proprietario il Comune ha ingaggiato – sempre uscendone sconfitto – una ventennale guerra legale, non si può dire che incentivi alla lettura. E nella formazione culturale di ciascuno di noi – piaccia o meno – il libro, la lettura, hanno ancora un ruolo fondamentale. Perché allora tanto disinteresse da parte della giunta? Probabilmente perché anche a Savona – come altrove – la cultura è intesa piuttosto come evento (meglio se mediatico); occasioni di grande partecipazione e specialmente di forte visibilità. Gli impegni di “lunga durata”, non clamorosi e senza immediati ritorni politici, non entrano nelle agende degli amministratori. Le persone che assistono a un concerto o fanno la fila per vedere una mostra si vedono, fanno notizia, vanno sul giornale; fanno e sono cultura. Le persone che studiano in biblioteca o quelle che vi prendono un libro a prestito che poi leggeranno a casa invece non le vede nessuno, nessuno ne parla. Ma che cultura è?
(Marco Bellonotto)