Comitati – La democrazia occidentale farà a meno di Idriss
Sabato 25 aprile è festa, il posteggio è gratuito e Idriss chissà dov’è. Verso di lui, da qualche giorno, serpeggiano voci sgradevoli. Ad esempio che lui abbia fatto al suo paese studi da avvocato e da questi tragga quel non so che grazie al quale, durante le nostre riunioni, risulti l’elemento più valido. C’è chi addirittura sostiene che sia un avvocato che, arrivato in Italia, si sia impiegato da posteggiatore per studiare meglio le nostre leggi, laurearsi e poi…
“Studia le nostre leggi in attesa di mettercelo in quel posto” ha detto l’ex edicolante. Ho fatto notare che da noi aveva poco da imparare visto che neppure sapevamo a chi chiedere di mettere a segno l’orologio. Ma, all’improvviso, l’insofferenza nei suoi confronti è palese. Lui se n’è accorto e tiene un profilo basso: “Io so il mio lavoro e basta”, dice laconico e fa segno al baracchino che gli serve per emettere la ricevuta del park.
Da dove le recente impopolarità di Idriss? Tutti si sono accorti – alcuni sgradevolmente – che il ruolo di presidente coordinatore che all’inizio gli era stato conferito in un empito di (ironica?) multiculturalità non potrebbe essere esercitato da altri meglio che da lui. Prima di tutto perché lui alle cose ci pensa, poi perché si informa su come funzionano da noi (compreso il punto di vista tecnico: funzioni amministrative, regolamenti ecc.). Quando qualcuno parla Idriss sta a sentire e non fa come la maggior parte di noi che vogliamo subito dire la nostra e quella del prossimo non ci interessa. Infine perché dirige (“coordina”) le nostre piccole riunioni con garbo, riducendo al minimo i suoi interventi che fa quasi sempre sotto forma di domanda mentre di continuo tiene un occhio sul park.
Si capisce che il suo modo è frutto di abitudini familiari, carattere, cultura. Mi piacerebbe sapere di lui; di quando e come ha deciso di arrivare qui, come se l’è sfangata, come è finito alla Genova Parcheggi. Più di tutto mi piacerebbe sapere cosa pensa di noi. Una volta ha detto che a casa ha molti fratelli e sorelle: chissà cosa gli dice di noi e della nostra città quando gli telefona; che parole usa e se gli ha detto dell’orologio. Magari non gli dice niente e per quelli neppure esistiamo.
Finché pensavamo di essere il centro del mondo potevamo anche fregarcene ma ora che abbiamo capito che gli Idriss arriveranno a migliaia possiamo continuare a ignorare i loro paesi, le loro leggi, la loro infanzia, la loro scuola…?
Otto ore al giorno, tutti i giorni per 900-1000 euro al mese. “E’ poco ma riesco a vivere. Sto meglio di altri come me”, ha detto. Vorrei chiedergli dove abita, dove dorme, cosa fa la sera. Ma non oso: lui è gentile ma anche riservato. Sorride: ha capito che in piazza Marsala la breve stagione del dialogo è finita. La democrazia occidentale almeno per ora farà a meno di lui.
(Manlio Calegari)