Porto – Inchieste giudiziarie in attesa del “bando”

I quotidiani locali della settimana appena passata fanno capire che per il porto di Genova è fatta. “Porto, lavoro garantito per tutti. Pronto l’accordo. Se Matteoli darà via libera scatterà la gara” (Repubblica 12 marzo 2009). Come dire che Genova – “saggia e laboriosa” – c’è, e ora tocca a “quelli di Roma” – “sfaticati e incompetenti” – prendere atto e darsi una smossa. Mesi di trattative, “fatica titanica” del prefetto, per una mediazione che non è stata resa pubblica ma che – non ci vuole molto a capirlo – tutti gli addetti ai lavori conoscono benissimo. Dicono in pubblico di non conoscere i termini della mediazione solo perché ciò permette ad ognuno di loro, i protagonisti, di prendere tempo: prima di tutto coi propri associati e poi nei confronti delle categorie concorrenti. Giocatori esperti sanno che se ci sarà un’ultima mano sarà opportuno disporre di qualche carta di riserva.


La lunghissima trattativa non ha però rassicurato la città sulle prospettive economiche del suo porto, sulle condizioni di vita e di lavoro dello stesso e sulla credibilità dei suoi principali protagonisti.
A proposito di costoro la notizia più recente è stata quella data sabato 14 marzo 2008 – da Repubblica ma non solo – della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura della Repubblica per l’ex presidente dell’Autorità portuale, Novi, un po’ di funzionari e consulenti dell’ente, qualche armatore, qualche terminalista e per il presidente della compagnia portuale. Accuse che saranno sottoposte al giudice per le indagini preliminari che dovrà decidere se dar corso al rinvio a giudizio. E questo dopo che Repubblica del 10 marzo 2008 aveva appena annunciato “una nuova raffica di sequestri” in porto, dove sei aziende erano state scoperte responsabili di occupazioni abusive andando così ad aggiungersi alle altre innumerevoli scoperte dalla fine del 2006.
Sono però le condizioni di lavoro, gli incidenti, i feriti e i morti, che la città non riesce a capire visto che periodicamente in seguito a qualche incidente più drammatico e clamoroso vengono annunciate sempre più raffinate misure di controllo. L’ultima notizia in proposito risale a domenica 15 marzo: “Senza casco precipita nella stiva da 5 metri” ma si salva perché cade su un mucchio di cemento in polvere che ancora si trovava sul fondo della vasca che stava scaricando. Il giovedì precedente a Ponte Etiopia aveva perso la vita un marinaio russo e il giorno precedente, mercoledì era rimasto ferito un camallo della Compagnia. Solo per citare gli ultimi casi.
Intervistato (Repubblica 14 marzo 2009 “Ritmi disumani disastri annunciati”) Tirreno Bianchi, console della Compagnia Pietro Chiesa, ha detto che i “dipendenti diretti” sono sottoposti al ricatto: “sei sempre sotto scacco. Se vuoi denunciare certe situazioni devi pensarci più di una volta”. Cosa che invece non succederebbe quando il lavoro è assicurato dalle compagnie portuali. Purtroppo gli incidenti passati e recenti che hanno interessato personale delle Compagnie stanno lì a dimostrare che una premessa del genere non sia di grande aiuto per affrontare la questione della sicurezza in porto.
(Manlio Calegari)