Riforma del codice militare. Galera ai giornalisti indiscreti sulla guerra
Perché certe notizie relative alla libertà d’informazione sono reperibili solo sull’Unità? La domanda non è né ingenua né retorica, dal momento che si tratta di diritti che dovrebbero interessare da vicino l’intera società civile e in modo particolarmente diretto i media. Che invece tacciono.
L’ultima occasione mancata dal cosiddetto cane da guardia della pubblica opinione, si riferisce a una riforma “mirata” del codice penale militare. L’ha voluta il centro-destra per colpire con pene gravissime e lunghe detenzioni i giornalisti che violino le censure imposte non solo sulle operazioni di guerra, ma anche sulle cosiddette missioni di pace, come in Irak. Coerente con la sua matrice autoritaria, intollerante verso notizie imbarazzanti e a ogni forma di critica, l’attuale maggioranza ha proposto e ottenuto al Senato la modifica degli articoli 72 e 73 del codice: in tal modo segreto e censura –avverte una recente nota dell’Unità– vengono estesi su quanto sta succedendo per esempio a Nassyria.
Il caso sconcertante –tanto per citarne uno– dei gagliardetti fascisti affissi nella sede del nostro comando generale, caso emerso dalle foto scattate dopo l’attacco devastante alla base italiana, non sarebbe mai emerso. Ma soprattutto non sarebbero più ammessi dubbi o interrogativi che invece stanno affiorando sempre più numerosi sulle atrocità commesse da ogni parte nella guerriglia che insanguina l’Irak. Gli ambienti militari più retrivi vogliono mani libere, niente indiscrezioni o scoop che mettano in luce la faccia meno nobile della spedizione “umanitaria” voluta dal governo italiano alleato di Bush.
Se la riforma, già passata alla Camera, sarà approvata anche dal Senato, i giornalisti che osassero infrangere il diktat andrebbero incontro all’arresto e alla durezza del carcere militare. Tutto questo nel Belpaese dove, per volere del premier, è stato depenalizzato il reato di falso in bilancio. Siamo già al 53° posto nella classifica della libertà d’informazione, fra i 130 paesi presi in considerazione nel mondo. In basso c’è posto.
(Camillo Arcuri)