Università – Affari immobiliari sospetti

Se volete mettere mano al tetto di casa vostra lasciate perdere l’azienda estrattiva “Cave di Yarm”. Il loro sito – raggiungibile dalla rete – è muto, non interessato a possibili clienti. E’ perché la società, dal 2004, ha chiuso bottega e le sue quote sono state trasferite ad una società anonima svizzera la Configeim che al momento è in liquidazione. Insomma Yarm è sparita ma anche prima di volatilizzarsi se ne sapeva poco e niente salvo che si occupava solo di affari importanti e quindi riservati, molto riservati. Come ha scritto Repubblica l’11 febbraio scorso: “Affari sospetti, bufera sull’Università”. La bufera abbattutasi sull’Università dipende dal fatto che nel 2001 l’Università ha comprato dalla Yarm non sabbia o tegole ma un intero palazzo, il prestigioso edificio di corso Andrea Podestà, ex sede dell’Eridania divenuto in seguito all’acquisto sede della facoltà universitaria di “Scienze della comunicazione”.


Messo sul mercato immobiliare nel 2000, quando l’Eridania si trasferiva a Ferrara, l’edificio è stato acquistato dalle Cave di Yarm srl per 17 miliardi di lire per essere dalla stessa società rivenduto nel 2001– sette mesi dopo! – all’Università. A che prezzo? Più del doppio: 31 miliardi per l’acquisto più 4 miliardi di spese di ristrutturazione. Affare nell’affare: le Cave di Yarm accettavano in conto pagamento di 2,4 miliardi un immobile dell’Università che sul mercato valeva una cifra superiore.
Tutta la storia esplode tra 2007 e 2008: prima sussurrata poi denunciata – un po’ troppo tardivamente – dalla stessa università che nel frattempo ha un altro rettore. Iniziano in parallelo l’indagine della Corte dei conti che deve accertare il danno all’erario e della Procura della repubblica che deve scoprire quali argomenti possano avere spinto l’Università ad acquistare da Yarm e non direttamente da Eridania – visto che l’immobile era già nella prospettiva di un insediamento universitario – e specialmente ad accettare prezzo di acquisto (e di vendita di un suo bene) giudicato fuori mercato.
Solo un caso di malaffare o di funzionari infedeli? Sembra purtroppo che ci sia di più. E il di più è che Configeim, la società in liquidazione che ha ereditato le quote di Yarm, è oggetto da tempo di altre indagini che coinvolgono anche Levante Assicurazioni (oggi Carige Assicurazioni) e i suoi amministratori. Repubblica del 19 giugno 2008 (“Cave di Yarm, la società apriscatole Levante, Carige e crack Festival”) scriveva che la Cave di Yarm, srl creata nel 1992, era tornata a segnalarsi nel 2002, quando Paolo Arvigo, all’ epoca amministratore dell’ azienda che aveva sede a Genova era finito in un lungo elenco di indagati tra cui “pezzi da novanta della Carige come Ferdinando Menconi”. Nel 2004 la Cave di Yarm aveva venduto all’ immobiliare Casacce – società controllata da una lussemburghese – un palazzo che a sua volta l’ immobiliare aveva affittato alla Festival. La magistratura aveva scoperto che l’ immobiliare era di un commercialista i cui soci di studio erano amministratori di Festival.
Yarm, Assicurazioni, Carige, Festival e ora anche l’Università: Genova per noi.
(Manlio Calegari)