Web Marketing – Il Secolo XIX chiama, i professori non rispondono
Nel panorama di questa moderna web-informazione sempre più friendly e interattiva, dove al lettore è concesso di partecipare con i propri commenti al dibattito suscitato da questo o quell’articolo, in una spettacolarizzazione “partecipata” della notizia, il Secolo XIX porta a casa un punto che pochi avrebbero osato segnare, quello della sfacciataggine e dell’autoreferenzialità.
Il 9 gennaio nella home page del quotidiano ligure Marco Menduni pubblica l’ennesimo articolo-inchiesta sull’Università di Genova e sulla professionalità dei suoi docenti: “Università: se la rivolta dei professori è tutta qui”. “Tutta qui” nel senso che i professori non si sono ribellati troppo, non hanno difeso strenuamente i loro Istituti, non hanno risposto adeguatamente alle accuse ricevute dal giornale.
Ma dove i professori universitari avrebbero dovuto “ribellarsi” agli articoli dell’inchiesta del Secolo XIX?
E’ ovvio: nei commenti del Secolo XIX stesso. Stavolta – è questa la notizia – i professori universitari sono rei di non aver creato traffico sulle pagine del Secolo XIX, di non aver utilizzato banda, di non aver inserito nome e cognome favorendo l’accesso tramite motori di ricerca.
Non via mail all’autore, non attraverso eventuali lettere ai giornali o comunicati stampa ufficiali, ma nei commenti del sito del Secolo stesso.
Nascono alcune domande: perché mai un professore universitario dovrebbe passare la serata a scrivere commenti nelle pagine del Secolo XIX? Per aumentare il traffico delle pagine stesse e incrementare il valore dei banner pubblicitari che infestano le pagine online del giornale? Una sorta di sindrome di Stoccolma versione web?
E ancora: non sanno gli autori del Secolo che nei loro commenti chiunque potrebbe firmarsi con il nome di altre persone o inventarsi una personalità ad hoc, svalutando ulteriormente la scarsa attendibilità del mezzo di comunicazione così tanto bene “partecipato”?
Gestire la propria identità in rete non è facile, come ben sanno i partecipanti di newsgroup, forum o blog, più abili a giocherellare con fake e morpher, e consapevoli di una informazione difficilmente verificabile.
Forse il Secolo XIX corre il rischio di misurare la qualità delle proprie inchieste in base alla quantità dei commenti ricevuti, da lettori o dagli stessi “inquisiti”, in un luogo che altro non è che il proprio blog personale…
(Maria Cecilia Averame)