Università: considerazioni di una precaria

Sono stata assunta una decina di anni fa per far lavori di segreteria in una struttura dell’Università. Precaria naturalmente. A capire che non ero proprio “necessaria” non ci ho messo molto. Avevo poco da fare ma alla struttura faceva comodo avere un dipendente in più (prestigio, maggior peso nella distribuzione dei finanziamenti ecc.). A me non mi piace stare con le mani in mano: mi sono data da fare, ho preso iniziative. Ho cominciato a fare lavori per cui non sono stata chiamata e, a poco a poco, sono diventata … indispensabile. So bene che nessuno lo è, ma sono sicura che se dovessi tornarmene a casa (insieme ai colleghi precari che, negli anni, si sono aggiunti) la mia struttura non sarebbe in grado di assicurare i già scarsi servizi che offre. E i primi ad accorgersene sarebbero gli studenti (a parte – ovviamente – io stessa, ora che sono sposata e con due figli da mantenere).


La mobilitazione attuale dei precari all’università è sacrosanta. Condivido tutto, ho firmato appelli e presenziato assemblee. Le assemblee: in questi giorni, erano piene di precari ma anche di docenti. Tanti gli interventi di presidi, direttori di dipartimento, componenti del consiglio di amministrazione. I più eloquenti, i più convinti, i più barricadieri: tutti solidali. Ero contenta: se loro sono con noi – ho pensato – abbiamo probabilità di farcela. Poi, tornando a casa, ho capito che sono stati proprio loro ad assumerci parecchi anni fa. Con un contratto precario di cui, beninteso, ero infinitamente grata. Un contratto annuale rinnovabile, che poi è diventato semestrale e poi ancora trimestrale. Un avvenire sempre più incerto, addolcito da parole di conforto: “Non si preoccupi, vedrà che tutto si aggiusterà”. Accanto a un governo che finanzia sempre meno l’università, forse perché vuole solo distruggerla, ci sono anche coloro che non si sono dati da fare, quando avr ebbero potuto, per risanarne le strutture e farla funzionare bene. Ho capito anche che, da precaria, non sono libera di apporre la mia firma. Per questo, per favore, vi chiedo di ometterla.
(Lettera firmata)