Itinere. Si muore di lavoro anche per strada

Infortuni “in itinere”, infortuni di serie B: se uno muore andando al lavoro, o tornando a casa che ci si può fare? Che colpa ne ha il datore di lavoro? Sarà tutt’al più un problema di insicurezza delle strade, oppure la colpa sarà proprio di chi si è fatto male: non avrà messo il casco, non sarà stato attento, sarà andato troppo veloce… Sono discorsi che ho sentito molte volte, ma per fortuna, lo scorso 13 Ottobre all’Auditorium del Teatro Carlo Felice di Genova ho sentito qualcosa di diverso.


Davano un lavoro teatrale dal titolo “Chi ha paura del padrone cattivo?”, argomento: una giovane mamma che perde la vita cadendo dal motorino mentre corre, come ogni giorno, tra il suo precario lavoro sottopagato in una ditta di pulizie, la banca a cui ha chiesto un prestito che non riesce a restituire, e il suo piccolo bambino da accompagnare all’asilo al mattino e da andare a riprendere nel pomeriggio. Una vicenda con tanti punti di contatto con quella accaduta pochi giorni fa in Via Pacinotti.
Il bel testo giocato tra dramma e ironia, recitato benissimo sotto la brillante regia di Lucia Poli, descrive la quotidiana fatica di questa giovane donna, il suo perenne affannarsi e correre, la sua ansia continua nel tentare di far quadrare tutti i pezzi della sua vita e non lascia dubbi sul fatto che la responsabilità di questa morte sono parecchi a portarla, a partire dai datori di lavoro che, senza scrupoli e con l’arma del ricatto (se non ti va bene ce ne sono tanti qui fuori …), sottopongono ad uno stress crescente questa ragazza.
Purtroppo ad assistere c’erano non più di trenta persone: l’orario infelice (le 11 del mattino), la scarsa informazione, un’insufficiente sensibilità hanno prodotto questo grande spreco. Eppure si trattava di un’occasione importante: questo lavoro infatti è stato il vincitore di un Concorso nazionale con una giuria prestigiosa indetto dall’ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) e dall’INAIL sul tema dei rischi da lavoro per le donne; inoltre l’autrice, Patrizia Monaco, è una genovese. Dispiace che proprio a Genova sia andata così, mentre nelle altre città dove il lavoro viene rappresentato le sale si riempiono.
Dispiaciuto per la scarsità del pubblico il direttore regionale dell’INAIL ha promesso di creare l’occasione per una riedizione di questo testo. Speriamo che la promessa venga mantenuta.
(Paola Pierantoni)