Politecnico/1 – La città che tace è consenziente?
“Politecnico. Tutti (o quasi) d’accordo. Ora si può partire”. Così titola BJ, Liguria Business Journal di marzo 2008 (in edicola) un ampio servizio sull’iniziativa della Facoltà di Ingegneria di costituirsi come entità indipendente dall’Università di Genova. L’iniziativa non pare incontrare nell’ateneo genovese ostacoli di rilievo.
Il rettore uscente Gaetano Bignardi è uno tra quelli che più si è impegnato. “E’ mia profonda convinzione che costituire a Genova un Politecnico sia una scelta importante e coraggiosa”. Bignardi sostiene che “la nascita del Politecnico dovrà essere un’occasione di rilancio della nostra Università”. Un ragionamento curioso che tuttavia pare abbia un certo seguito in alcuni ambienti accademici.
Per Gianni Vernazza, preside di Ingegneria, “il distacco di Ingegneria costituirà un elemento positivo anche per l’Ateneo. Assieme avremo maggiore voce politica a Roma… La nostra Facoltà, da sempre tra le prime quattro in Italia, offre un alto grado di preparazione e di specializzazione ai nostri laureati, ma è troppo imbrigliata nella rigidità dell’Ateneo. Abbiamo bisogno di autonomia per avere maggiore sinergia col tessuto produttivo del territorio”. Insieme ai politecnici di Milano e di Torino “l’intenzione è creare una rete politecnica del Nord Ovest”.
Sarà la seconda università della Liguria. Il Politecnico avrà un rettore, un senato accademico e un consiglio di amministrazione e indipendente gestione economica. Burlando e Vincenzi (una volta tanto d’accordo) hanno già espresso un parere positivo e il ministro dell’Università Fabio Mussi, si è già detto favorevole all’idea (anche se ormai è alla fine del suo incarico). Superato l’iter burocratico “Ateneo e Ingegneria dovranno risolvere problemi burocratici di carattere gestionale e di divisione del personale non docente”.
Per essere la seconda università della Liguria non si può dire che se ne sia parlato molto. Data la rilevanza del tema la cittadinanza dovrebbe poterne sapere di più, anche perché con i suoi soldi dovrà anche sostenerla.
(Oscar Itzcovich)