Sicurezza 2. Quante assenze politiche al convegno sulla riforma

Per esserci erano in tanti al convegno “626 da salvare” (D.L. 626/94 “Miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro”) organizzato dalla CGIL il 21 Ottobre scorso, e le 181 schede di partecipazione lo testimoniano. Ma, se il numero dei partecipanti ci informa sul buon livello di interesse sollecitato da questa iniziativa, la composizione della sala ci dice qualcosa di più.


Novantaquattro (il 52 %) erano RLS (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) o rappresentanti sindacali aziendali, quindi lavoratori in produzione, ben distribuiti tra i diversi settori di attività. C’era poi un nucleo (trenta persone) di sindacalisti professionali, tra segretari confederali o di categoria e funzionari. L’altro grande insieme, più nutrito degli stessi sindacalisti, era poi quello dei molti soggetti istituzionali e no che si occupano di sicurezza sul lavoro, delle Associazioni datoriali, di singoli interessati professionalmente alla materia. C’erano anche alcune rappresentanze di lavoratori immigrati. In tutto 59 persone.
E tra gli enti del governo locale? Beh, c’era la Regione, che difficilmente avrebbe potuto mancare, dato che per le sue specifiche competenze in materia figurava tra chi doveva intervenire. Il Comune, invece, c’è stato per pochi minuti giusto all’inizio, nemmeno il tempo di svolgere il brevissimo intervento previsto in programma. La Provincia era assente. E i partiti? E i parlamentari? Tranne il rappresentante di Rifondazione Comunista, zero assoluto. Pure erano stati tutti invitati, perché, stavolta, l’argomento li riguardava in modo davvero diretto.
Si trattava infatti del Testo Unico che il Governo sta per attuare (legge delega, scadenza 9 marzo 2005) modificando in modo profondo tutto il complesso della legislazione italiana per la sicurezza sul lavoro. La CGIL ha lanciato l’allarme perché giudica i contenuti di questa “riforma” pericolosissimi e destrutturanti, ed anche CISL e UIL stanno convergendo su un giudizio molto critico: del resto il motivo ispiratore dichiarato dal Governo è quello di “rendere compatibile” la 626 con le esigenze delle imprese.
Ma… ma i nostri parlamentari e i nostri politici, pare, pensano ad altro.
Però vorremmo sapere: a cosa pensano?
(Paola Pierantoni)