Dibattito/2. Esiste ancora la critica d’arte?
A proposito della mostra Arti e architettura promossa nel quadro delle manifestazioni per Genova capitale europea della cultura si legge sui giornali … il pesce GFT di Frank O. Gehry che occupa un intera sala e al suo interno nasconde un ufficio… fino all’impressionante “Twin Tears” di Thomas Hirsschorn, lacrime gemelle che, rifacendosi esplicitamente alla torri abbattute, sgorgano da due copertine di “Time” che celebrano il soldato americano quale personaggio dell’anno e si raccolgono in un’enorme goccia di sangue infilzata di stampelle alle quali sono appese crude immagini della guerra in Iraq.
A proposito della mostra Arti e architettura promossa nel quadro delle manifestazioni per Genova capitale europea della cultura si legge sui giornali … il pesce GFT di Frank O. Gehry che occupa un intera sala e al suo interno nasconde un ufficio… fino all’impressionante “Twin Tears” di Thomas Hirsschorn, lacrime gemelle che, rifacendosi esplicitamente alla torri abbattute, sgorgano da due copertine di “Time” che celebrano il soldato americano quale personaggio dell’anno e si raccolgono in un’enorme goccia di sangue infilzata di stampelle alle quali sono appese crude immagini della guerra in Iraq.
Orbene mi chiedo se esiste ancora la critica d’arte o se ci si possa limitare a descrivere in modo a-valutativo quando non elogiativo una pur impegnativa e costosissima, ma non so quanto significativa iniziativa culturale. Ho notato ad esempio nella esposizione dei suprematisti sovietici che non sono state fatte le traduzioni dei testi dal russo .
Voglio ricordare quanto scriveva Mario Fazio non dimenticato presidente di Italia Nostra nel volume Passato e futuro delle città /Processo all’architettura contemporanea, quando stigmatizzava la tendenza molto provinciale di :” importare e promuovere architetture firmate da personaggi di moda preferibilmente decostruttivisti” e ,a proposito di Frank O. Gehry , scriveva : “progetta la porta di Venezia dall’aeroporto di Tessera… il plastico fa pensare ad un cataclisma che si sia abbattuto su scatoloni, scatolette cubi e cubetti, lasciando un groviglio enorme di strisce intaccate che incombe su strutture enigmatiche , coperte da lastre metalliche”.
E si potrebbe continuare… Per restare a Genova basta guardare le realizzazioni architettoniche degli ultimi decenni: dalle famose lavatrici a Ponente al Biscione di Quezzi a Levante, dal grattacielo della Banca Carige alle Torri di via Fieschi,sede della Regione , fino ai giardini di plastica (con relativa demolizione della casa natale di Paganini ), per affermare che la moderna architettura decisamente non è all’altezza del passato storico di Genova ; e mentre il Sindaco dichiara di apprezzare le provocazioni culturali della mostra , molti cittadini sono infastiditi dagli accostamenti dei nuovi capolavori in un contesto urbano di grande pregio.
La città autoritaria figlia dei gruppi finanziari e affaristici quando non anche della speculazione edilizia non è più una città plurale che esprime una forma urbana di qualità ma un coacervo di realizzazioni frutto della ormai conquistata libertà di impresa…
Pensate che cosa sarebbe stata Genova ma anche Firenze o Venezia se, nei secoli passati, si fosse costruito ovunque senza rispetto del verde , della identità dei luoghi, ma anche della cultura e della forma urbana propria delle città italiane che sono di grande qualità ed eccellenza.
(Rino Vaccaro)