Se Telecom vende anche ideologia

La Telecom usa Gandhi o Gandhi usa la Telecom? E’ la domanda a cui ha tentato di dare risposta Riccardo Barenghi dalle pagine del Manifesto, spinto dall’incalzante indignazione del popolo di sinistra (lettere al giornale del 29 settembre e del 1° ottobre).


Evidentemente, l’ultima campagna pubblicitaria dell’azienda di Tronchetti Provera ha lasciato il segno, se anche Alessandro Robecchi, dalle pagine dello stesso quotidiano, e con l’ironia che contraddistingue i suoi scritti, ha dedicato un pezzo alla strana coppia (3 ottobre).
La querelle, in soldoni, è la seguente: può Telecom fagocitare un leader del pacifismo e della non violenza ed assoldarlo (involontariamente) per puro lucro? Riccardo Barenghi e Alessandro Robecchi, di fronte alla levata di scudi si domandano allora se quel segno non mantenga comunque inalterata la sua forza ed anzi, ne dimostri tutta l’attualità.
E’ stata Naomi Klein in un libro ormai celebre (No logo), a metterci in guardia sulle campagne pubblicitarie del mercato globale: non si vende più un prodotto ma uno stile di vita, un modo d’essere. Come ci ricorda Robecchi, qui Telecom non vende telefonini ma, appunto, un’ideologia; di più: ci regala un improbabile futuro ricorrendo al passato.
Già, perché quell’ideologia, quel modo d’essere, devono avere un forte impatto sulla collettività cui il messaggio è destinato; altrimenti crollano le vendite! Ora, che un’azienda come Telecom ci domandi “che mondo sarebbe” se Gandhi avesse potuto usufruire dei più moderni mezzi di comunicazione beh, è già una piccola vittoria.
“Peccato”, come dice Robecchi, che, malgrado il nostro comune sentire, questo leader oggi non ci sia. Peccato, soprattutto, che sia stata Telecom (e non il mondo politico) ad accorgersi del cambio di rotta.
(Tania del Sordo)