Parchi & giardini – Se la parola “degrado” nasconde la politica
Quella di Repubblica di sabato 5 maggio era una denuncia con tutte le regole. Villetta Dinegro, un parco ottocentesco tra i più noti della città, fa schifo. Tra qualche giorno le scuole ci organizzeranno dei giochi. Cosa troveranno? Uno schifo. Tutto vero. Se mai ne manca. Ad esempio che da anni il personale della sezione Giardini e foreste del Comune usa i vialetti come posteggio dei propri mezzi, che le panchine in legno sono pressoché scomparse e altro. Ma la sostanza è quella. Risponderà qualcuno?
Sì: è l’assessore alla cultura della giunta uscente. Lo fa con una intervista su Repubblica del giorno successivo (6 maggio 2007). Il degrado c’è -dice- e per superarlo bisogna fare il salto di qualità che l’attuale amministrazione non è riuscita a compiere”. Il salto di qualità sarebbe che le municipalità, scuole, cittadini e associazioni varie diano vita ad un “patto di adozione” per addossarsi il carico finanziario del problema. L’assessore propone inoltre di superare la varietà delle competenze che ci sono in materia chiedendo una “regia unica” per la quale propone l’assessorato alla cultura. Pensa inoltre ad un collegamento tra i parchi con le “peculiarità del quartiere”, e poi concorsi, eventi… Il tutto “per la costruzione di una idea di valorizzazione culturale e sociale del XXI secolo…”.
I soldi? Oltre fondazioni e privati anche i cittadini che pagheranno un ticket: Tutti? “No, non i residenti”. Residenti della città, della municipalità, del quartiere? Non si dice. Di certo quelli dei comuni vicini. Tutti ai giardini con la carta d’identità; ingresso con esattore (Aster? Ami? Amiu? Vedremo).
Conclusione. Andare ai giardini pubblici, qualsiasi – oggi a Sestri e domani a Nervi – trovarli accoglienti o anche solo decenti, resta un mito. Almeno in attesa della “regia unica”. E tutto perché come dicono gli amministratori “il degrado c’è”. Ma in cosa consiste il “degrado”? Il “degrado” non è come la pioggia che c’è o non c’è e non è che uno possa farci qualcosa. Il degrado è il risultato dell’abbandono, e l’abbandono è il risultato del modo di funzionare e di gestire le aziende comunali. Perché allora fondazioni, privati, cittadini paganti il ticket dovrebbero finanziare con loro soldi questi carrozzoni squalificati che sono i primi responsabili della rovina?
(Manlio Calegari)
Una cosa ragionevole sarebbe stato chiedere alla ditta che fa il parcheggio sotterraneo (e ci guadagna) di dare qualcosa in cambio: ad es. la ristrutturazione del parco, delle panchine, ecc. Oppure la garanzia di controllo costante dell’apertura del parco assieme al controllo del parcheggio. O altro.
Se non è stato così, allora non c’è stata lungimiranza da parte di chi ha concesso il permesso dei lavori (vedi ad es. sovrintendenza ai beni architettonici). Strano, perché a Genova si dice “pe ninte nun fa cuscì cu a cua mancu u can”, ma poi si concedono guadagni alle ditte dei parcheggi “per niente in cambio”.
Carlo